44567_113015472085767_4309709_nSdrammatizzare il senso della segnaletica stradale con degli stickers ed ironizzare sulle regole sociali, offrendo così un sorriso e, soprattutto, un spunto per riflettere sulle costrizioni dell’attuale società “civile”. Attraverso piccole modifiche a qualcosa di pre-esistente l’artista francese Clet Abraham, classe 1966, ha lasciato un segno indelebile sulle strade di parecchie città italiane ed europee (anche a Roma non è difficile trovare testimonianze del suo passaggio, tra le quali anche il logo del Teatro Valle Occupato a lui commissionato). Bretone d’origine, da diciotto anni ha trasferito la sua dimora a Firenze e proprio nello storico capoluogo toscano ha iniziato a sviluppare questa forma di “street-art” intelligente, sottile ed irriverente. Non solo cartelli stradali: Clet ha anche modificato con le sue integrazioni creative strutture architettoniche di Firenze, come il “Nasone” sulla Torre di San Niccolò e come la statua dell’”Uomo Comune” sul Ponte delle Grazie, aprendo così un vivace dibattito tra un gran numero di sostenitori favorevoli ed un’amministrazione pressoché contraria a questi interventi. Ultimamente Clet è anche finito sotto i riflettori dell’informazione grazie all’asta indetta dal  comune di Livorno, che ha messo in vendita ben 35 segnali stradali modificati su eBay, con quotazioni arrivate fino a 600 euro a pezzo. Incuriositi e divertiti dalle sue forme espressive abbiamo contattato Clet sui social networks. L’artista si è reso da subito disponibile a rispondere ad alcune nostre domande, in attesa magari di vederlo all’opera anche qui a Roma nel modificare con scherzose aggiunte qualche storico monumento.

Come ti è venuta per la prima volta l’idea di modificare un segnale stradale? Che segnale era?

Il primo segnale che ho modificato è stato “strada senza uscita”. L’idea è nata dall’incontro di tre elementi combinati, un po’ come in un puzzle. Il primo è il mestiere ormai maturo: col tempo le cose vanno rivalutate e ho ripensato la mia arte, dandomi ad’un altra forma d’espressione. Poi c’è la mia tendenza naturale alla ribellione… il principio dell’obbedienza a senso unico delle regole m’infastidisce un tantino, devo ammetterlo. Il terzo elemento è la necessità di comunicare, di partecipare a ciò che ci circonda: non si dovrebbe solo “vivere le cose” se possiamo cambiarle e migliorarle. Gli spazi urbani per me sono il luogo di scambio per eccellenza. Si tratta di mettere in discussione, senza barriere, il proprio punto di vista con altre persone e di creare un dibattito sociale.

Che idea hai delle regole sociali? E che metafore rappresentano secondo te la segnaletica stradale e le modifiche da te apportate?

Per quanto mi riguarda le regole sociali sono in permanente costruzione e reinterpretazione. Non esiste una regola valida per sempre e per tutti. La segnaletica è un po’ il simbolo visuale dell’autorità indiscussa, dell’obbedienza. Il mio apporto è stato la discussione e la rivendicazione di relatività.

Hai ricevuto molte multe? Ma soprattutto, le hai pagate?
L’unico paese dove sono stato multato è l’Italia. La prima multa l’ho pagata, è stato un errore da principiante! Adesso ho due processi in corso per le successive multe non pagate. Gli altri paesi dove sono stato per lavorare sui cartelli stradali, come Germania, Francia, Belgio e Spagna, non mi hanno mai sanzionato, o per lo meno non ho ricevuto nessuna multa. Finché ho il sostegno di un pubblico in continuo cambiamento nessuna sanzione può fermare la mia creatività.

Hai avuto esperienze con le forze dell’ordine degne di essere raccontate?

In realtà con le forze dell’ordine non ho mai avuto né scontri duri né incontri buffi o surreali. Direi invece sempre situazioni piuttosto deludenti. È sempre spiacevole vedermi trattato come un volgare e comune delinquente, quando le mie intenzioni sono decisamente lontane dall’essere vandaliche.

Hai mai immaginato di essere un vigile urbano? Come vedi il vigile urbano in un mondo libero da certe costrizioni sociali?

Sì, mi è capitato di pensarci. La figura ideale del vigile urbano per me è quella del rappresentante di una vera forza civile che non punta al comando. Il vigile urbano dovrebbe usare la regola come riferimento e non come un valore assoluto. Si tratta di lavorare in coscienza per il rispetto dell’individuo, non della regola.

Come ti divertivi da bambino? Qual era il tuo gioco preferito?

Da bambino mi divertivo arrampicandomi sugli alberi e provando ad andare sempre più su.

Ti reputi più un artista o un provocatore? Che idea hai della provocazione?

Tutti e due! La provocazione è l’arma dell’artista socialmente impegnato. È dissenso creativo, intuizione positiva e costruttiva.

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