Sabato 11 maggio il Lanificio 159 accoglierà la prima edizione del ROMA FOLK FEST 2013, rassegna di musica che ospiterà, a partire dalle ore 19, la crème dell’indie-folk made in Rome: sul palco del noto locale romano saliranno Riccardo Sinigallia, Discoverland (con Roberto Angelini e Pier Cortese), Filippo Gatti, Leo Pari, Mammooth, Dola J Chaplin, Mamavegas, Emilio Stella ed Alessio Bondì, vincitore del contest indetto dagli organizzatori della kermesse.

Abbiamo intervistato Leo Pari, tra i “padri” di questo evento.

Come è nata l’idea del ROMA FOLK FEST?
L’idea di fare un festival di musica facendo esibire soltanto artisti romani è nata da Riccardo Bertini, voce ed autore dei Mammooth, e me. Chiaramente questa è solo la prima edizione del Festival, e abbiamo tutte le intenzioni di farne molte altre, andando poi ad allargare l’invito su scala nazionale ed internazionale. Si è pensato di coinvolgere songwriters della “vecchia guardia” come Riccardo Sinigallia, Roberto Angelini e Pier Cortese unitamente ad altre realtà più contemporanee quali Dola J. Chaplin e i Mamavegas. La volontà è quella di riunire sullo stesso palco diverse generazioni di musicisti, quasi a dare un quadro completo della scena musicale di Roma, di come si è evoluta negli anni e come ancora si sta evolvendo.  Non a caso è stato indetto anche un contest per gli artisti più giovani desiderosi di farsi conoscere: abbiamo ricevuto moltissime proposte musicali inedite, e le migliori cinque hanno avuto la possibilità di essere votate su fb. Il vincitore aprirà il Roma Folk Fest.

Pensi che Roma sia una città folk?
Il termine “folk” storicamente potrebbe avere molteplici interpretazioni, anche a seconda della collocazione geografica che gli si vuole dare. Personalmente con “folk” intendo la musica del popolo, della tradizione, e quindi, nella fattispecie, le canzoni. Non credo che nel mondo di oggi, dove non esistono più le barriere della distanza e delle differenze culturali, abbia ancora senso parlare del folk italiano piuttosto che di quello americano o celtico. Abbiamo chiamato questo evento “folk fest”, ma avremmo potuto anche utilizzare il termine “rock” o “pop”, non siamo dei puristi!

Tra gli artisti che si esibiranno ci sei anche tu. Nella tua vita da “menestrello urbano” quali storie ti piace raccontare in forma di musica?
Mi piace questa immagine di “hobo metropolitano”!  Nelle mie canzoni parlo delle mie storie, dei miei affetti e dei miei momenti di riflessione. Nell’ultimo album “Rèsina” ho raccontato il diario di viaggio di una mia  reale storia d’amore. Ad ottobre uscirà il mio nuovo album, e questa volta parlerò anche d’amore ma con un respiro più ampio: ci sarà spazio anche per considerazioni su diversi argomenti.

Viviamo in un momento di grandi difficoltà economiche anche per chi in questa città ed in questo Paese ha deciso di fare il musicista. Secondo la tua esperienza come viene percepito il musicista di professione dal cittadino medio? E che suggerimenti senti di dare a tutti i giovani che decidono di intraprendere questa professione?
C’è la vecchia, e purtroppo famosa, battuta del tipo che dice “faccio il musicista” e l’altro che gli risponde “ok, ma di lavoro cosa fai?” Questa è purtroppo ancora la percezione che una parte degli italiani ha di chi lavora nel settore musicale o artistico in genere. Spesso ho avuto la percezione che il pubblico messo davanti ad un musicista sconosciuto parta dal presupposto “dai, vediamo che sai fare”, mentre accetta qualsiasi immondizia da chi invece è affermato ed acclamato da tutti. Dovrebbe essere il contrario, ma così va. Per chi inizia adesso a suonare? Vai dritto come un treno e suona anche nel bagno di casa di tua nonna, fatti ascoltare.

Per maggiori informazioni sull’evento: http://www.facebook.com/RomaFolkFest