Siamo in piena primavera e i ghiacci invernali sono ormai sciolti. I romani Mammooth hanno scaldato per bene le loro articolazioni e sono pronti per salire nuovamente sul palco, dopo quasi due anni di assenza dalla scena. Con la tragica morte del bassista Joy la band si era trovata di fronte ad un bivio esistenziale. Ma, come anche gli orientali insegnano, “crisi” vuol dire anche opportunità. E così, zampe in spalla, il pachiderma alt-rock nostrano ha deciso di rimettersi al lavoro per un nuovo album in imminente uscita (si parla di ottobre): Joy in Heaven for Every Sinner, gioco di parole che nasce dal nome dell’amico scomparso.

I Mammooth ne daranno qualche assaggio in acustico domani, giovedì 18 aprile, al Grandma Bistrot e il loro frontman Riccardo Bertini durante l’intervista lascia trapelare grande entusiasmo…

Dopo il silenzio un nuovo disco… cosa puoi anticipare? come è cambiata la band dopo la perdita di Joy? il suono è mutato?

Il lungo silenzio dei Mammooth è dovuto allo scontro di alcuni di noi con la vita. Senza scendere troppo in particolari dopo Back in Gum Palace è praticamente iniziata una spaventosa discesa da montagne russe culminata con la morte del nostro bassista Joy nel marzo del 2011. Il gruppo è stato sul punto di buttare tutto per aria. Poi è scattato l’istinto di sopravvivenza. C’è un momento in cui ti accorgi che tutto quello che puoi fare è continuare ad onorare ogni giorno te stesso facendo al meglio quello che sai fare meglio. Per noi l’attività di produrre o scrivere musica è, direi, imprescindibile ed è soprattutto l’unica cosa che sappiamo fare bene. Così abbiamo suonato ancora, abbiamo recuperato le sessioni fatte con Joy al basso e le abbiamo completate con un amico di Joy e della band, Puca Beccaglia, che con il tempo è diventato il nostro nuovo bassista. Il suono era già profondamente cambiato con Joy ed ora ha raggiunto la maturità che stavamo cercando da sempre. Come ci piace dire a noi, “un suono che spettina”.

E di cosa sei più fiero?

È proprio del suono contenuto nel nuovo album che vado più orgoglioso. L’ho prodotto personalmente e l’ho curato, insieme al nostro producer-fonico Simone Asilo, nei minimi dettagli senza il filtro di nessuna testa “esterna” come era stato per l’album precedente. Joy in Heaven for Every Sinner è, a detta di noi tutti, l’album definitivo e più completo dei Mammooth, sia nella scrittura che negli arrangiamenti. Un concept album sulla rinascita. Sulla felicità dell’essere rimasti in piedi dopo l’uragano. Dentro c’è di tutto e non vediamo l’ora che esca. Forse la definizione più bella di questo disco l’ha data un nostro amico a cui ho fatto sentire dei pezzi in anteprima: “sembra uno scontro automobilistico tra i Marillion e gli Slowdive”. Siete avvertiti.

Il mammoth era un animale mastodontico e molto resistente. Qual è la forza dei Mammooth?

La grande forza dei Mammooth è la caparbietà. Più che il mastodontico pachiderma spesso sembriamo un ariete o un mulo. Tante botte ci hanno unito ancora di più. Tutte le delusioni, le fregature e le prese per il culo che abbiamo subito ci sembrano solo parte di un percorso. Un percorso che forse è bello anche perchè è stato parecchio incasinato. Long live mammooth.

Che set porterete sul palco del Grandma? vi sentite a vostro agio sia con macchine elettroniche che con strumenti acustici?

Il set sarà diverso dal nostro abituale attacco frontale. Per queste nuove canzoni volevamo prima provare a spogliarle e a farle ascoltare come nel momento in cui sono nate. Eviteremo ogni elettronica, che tornerà abbondantemente nei live a cinque elementi, e suoneremo solo in acustico: pianoforte, due chitarre acustiche e voce. Daria Venuto sarà ospite alla backing vocals.